Prodotti e Stagionalità

Cavolfiore

Il Cavolfiore

(Brassica Oleracea, varietà Botrytis)

Aspetti Botanici:

Il Cavolfiore, appartiene alla famiglia delle Brassicacee, dette anche Crucifere, un gruppo di piante erbacee con fiori ermafroditi, che producono sostanze solforose volatili, responsabili dell’odore forte e intenso di questi vegetali.

Il Cavolfiore, è una varietà di Cavolo (Brassica Oleracea), è una pianta biennale, con radice a fittone, non profonda, con un fusto eretto di solito alto circa 15-25 centimetri, su cui crescono grandi foglie, costate, di colore verde scuro, ma con nervatura centrale molto in rilievo e di colore verde più chiaro. Queste avvolgono a rosetta il fiore, e mano a mano che ci si avvicina al centro, le foglie diventano più piccole, più chiare di colore, e anche più sottili di spessore.

Il fiore, è una grande infiorescenza a sfera, definita Testa, data dall’insieme di tanti corimbi, caratterizzati da peduncoli fiorali molto ingrossati, duri e traslucidi. Il corimbo è un’infiorescenza caratterizzata da un’asse centrale, sul quale si sviluppano a diverse altezze fiori con peduncoli di differenti lunghezze, per far si che i fiori nascano tutti sulla stessa linea.

Nel Cavolfiore, il colore dei fiori, può essere bianco, aranciato, violaceo, oppure verdastro, a seconda dei cultivar. Il Cavolfiore Arancione, deve questa colorazione alla presenza nei tessuti di Beta-carotene, pigmento appartenente alla famiglia dei Carotenoidi, precursore della Vitamina A (retinolo). Questa colorazione, si mantiene anche dopo la cottura.

  Il colore del Cavolfiore viola, tra cui il più rinomato è il Violetto di Sicilia, è dovuto alla presenza di antociani, antiossidanti in grado di ridurre i danni provocati dai radicali liberi, e proteggere i capillari.

Il Cavolfiore è presente in commercio da Ottobre a Maggio, infatti, a seconda dei cultivar, ritroviamo: varietà precocissime, che sono raccolte ad Ottobre; precoci, raccolte tra i mesi di Novembre e Dicembre; invernali, raccolte tra Gennaio e Febbraio; e tardive, raccolte da Marzo a Maggio.

Proprietà Nutrizionali:

La parte commestibile di questo ortaggio, è proprio l’infiorescenza, consumata previa cottura, in genere bollito, o cucinato al vapore, per mantenere maggiormente inalterate le proprietà nutrizionali.

Parlando di proprietà nutrizionali, il Cavolfiore è composto per il 90.5% di acqua, 3.2% di proteine, 0.2% di lipidi, 2.7% di glucidi (di cui 0.3% di amido) e 2.4% di fibra. Un etto di prodotto apporta solo 25 Kcal. Per quanto riguarda il contributo minerale, il più rappresentativo è il Potassio, per un totale di 350 mg per 100 grammi di prodotto; ne seguono il Fosforo, 69 mg; il Calcio, 44 mg; e solo 8 mg di Sodio. Considerando le Vitamine, invece, la più rappresentativa è la Vitamina C, presente in 59 mg per etto; seguono la Vitamina E (0.18 mg) e il Complesso B (B1: 0.1 mg, B2: 0.1 mg; B3 1.2 mg; B6: 0.23 mg). E’ presente anche Acido Folico, in quantità di ben 54 microgrammi per etto.

Essendo ricchio in acqua, e apportando così poche calorie, è molto indicato nelle diete ipocaloriche, in quanto dà senso di sazietà, ma addiziona pochissime calorie. Inoltre, l’alto contenuto di Vitamina C, lo rende ottimo alleato nel periodo invernale, per contrastare malattie da raffreddamento, influenze e convalescenze. L’Acido Folico lo fa essere un ortaggio prediletto per la gravidanza, per aiutare il corretto sviluppo del feto, e prevenire la formazione di spina bifida.

Inolte, il Cavolfiore ha un indice glicemico basso, pari a 15, il che significa che non fa avere picchi di crescita di glicemia dopo la sua ingestione, anzi è considerato un alimento adatto ai diabetici, in quanto aiuta a mantenere bassi e costanti i livelli di glucosio nel sangue.

Curiosità:

Il Cavolfiore, sebbene abbia importanti caratteristiche nutrizionali, deve essere assunto con cautela e moderazione da chi ha problemi di tiroide, in particolare da chi soffre di ipotiroidismo. Infatti, nella sua composizione chimica, si ritrovano molecole goitrogene, che vanno cioè a interferire con il metabolismo dello iodio e il suo assorbimento: questi elementi impediscono l’utilizzo dello iodio da parte della tiroide, e portano ad un’aumento del rischio di ipotiroidismo con annessi gozzo tiroideo e occhio tiroideo.

E’ anche vero che la dieta giornaliera è molto varia, e che quindi la quantità di queste sostanze ingerita, è piccola, tuttavia possono esserci differenti risposte a seconda della sensibilità dell’organismo, e questa attenzioni va riportata a tutti gli ortaggi appartenenti a questa famiglia: Cavolfiori, Cavoli, Cavolini di Bruxelles, Cavolo Romano…

E’ stato rilevato, che in animali che si nutrono prevalentemente di cavoli, o che ne vanno ghiotti, come ad esempio le capre, il problema dell’ipotiroidismo è molto frequente: spesso si riscontra il gozzo e l’occhio sporgente.

 

 

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