Le Piante Officinali

L’Achillea

Achillea

(Achillea Millefolium)

Aspetti Botanici:

L’Achillea, è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Asteracee. E’ ampiamente diffusa in tutta Europa, Asia e Nord America, dove cresce spontanea nei prati, ai margini delle strade, e nei campi incolti.

Si presenta con fusti di colore verde (cauli), che raggiungono anche gli 80-90 centimetri di altezza. Le foglie sono di piccole dimensioni, alterne, a margine seghettato: emanano un lieve odore di canfora. In genere sono lungamente picciolate alla base, mentre quelle che crescono sul caule, sono sessili (prive di picciolo).

I fiori sono dei capolini di colore variabile, dal bianco candido al rosato confetto, al fuxia. I capolini sono a loro volta inseriti all’interno di un’infiorescenza a corimbo (struttura fiorale nella quale da diverse altezze dell’asse centrale si sviluppano fiori con peduncoli di differenti lunghezze, per far si che i fiori nascano tutti sulla stessa linea). I frutti che ne derivano, sono piccoli acheni privi di pappo (organo di volo).

Usi:

La parte di pianta utilizzata a scopo Erboristico, sono le sommità fiorite, che contengono olio essenziale (ricco in azulene), flavonoidi, e soprattutto lattoni sesquiterpenici, tra cui achillina, achillicina, achillifolina e millefidina.

L’Achilea è una pianta che viene impiegata sia ad uso interno, che ad uso topico.

Preparati ad uso interno a base di Achillea, agiscono sia a livello muscolare, sia digestivo, sia circolatorio. Nel primo caso, ossia a livello muscolare, viene impiegata come antispasmodico. Questa attività è legata prevalentemente all’attività sulla muscolatura liscia dello stomaco, ma anche dell’utero. E’ quindi indicata sia in casi di dolori addominali, gonfiori, rigidità alle pareti gastriche, intestino irritabile, colite; ma anche per prevenire e trattare spasmi uterini, dolori mestruali e cicli mestruali eccessivamente abbondanti.

Per quanto riguarda invece l’azione digestiva, l’Achillea, rileva azioni coleretiche e colagoghe, cioè va sia ad aumentare la quantità di bile secreta; sia induce la cistifellea a riversare più bile a livello del duodeno. E’ usata quindi come pianta digestiva e stomachica, ma aiuta anche a mantenere il benessere del fegato.

Per la presenza in flavonoidi, l’Achillea, rientra tra le piante indicate sia in menopausa, sia in climaterioia, s in pre-menopausa. Infatti, come abbiamo visto, agisce a livello della muscolatura liscia dell’utero, attutendone gli spasmi. E’ indicata anche per ridurre il dolore ovarico. Inoltre, sempre come sostegno durante il climaterio, ha importanza in quanto agisce allo stesso tempo anche sulla sfera psichica. Aiuta infatti a contrastare ansie, irritabilità, nervosismo e sbalzi d’umore, che sono tipici di questo delicato periodo di vita della donna.

L’Achillea, ha importanza a livello circolatorio. Ha azione di astringente ed emostatica, e risulta quindi essere ipotensiva. Gli utilizzi correlati sono di conseguenza svariati. Si va dal trattamento delle emorroidi e delle varici, alla regolazione del flusso mestruale troppo abbondante, al sanguinamento gengivale, all’azione regolatrice sull’ipertensione. Va quindi evitata da chi fa utilizzo di anticoagulanti piastrinici, o farmaci ipotensivi.

Non è da tralasciare anche l’impiego ad uso esterno. Infatti, l’azione astringente, vulnaria e riepitelizzante la rende indicata per trattare piaghe, ferite, lesioni cutanee, irritazioni, ulcere, punture di insetto.

Curiosità:

Linneo, chiamò questa pianta Achillea, in quanto nella mitologia greca, è narrato che fu la pianta scoperta da Achille per curare le ferite di molti suoi uomini durante la Guerra di Troia.

La guarigione più celebre, fu quella di Tèlefo, proprio per mano di Achille.

Tèlefo, secondo la mitologia, è uno dei figli che nacquero tra l’unione di Ercole e di Auge, figlia del re Aleo, che governava la regione della Tegea. Crescendo, Tèlefo, divenne Re della Misia. Si narra, che l’esercito dei Greci, che partì per la volta di Troia, in seguito al rapimento di Elena da parte di Paride, in realtà, non arrivò subito a destinazione, ma approdò per sbaglio proprio in Misia. L’esercito Greco, credendo di essere giunto a Troia, iniziò una cruentissima battaglia, che procurò molte perdite da entrambi gli schieramenti. Durante lo scontro, Tèlefo, fu colpito a una gamba da Achille, per mano della sua lancia.

Finita la battaglia, la ferita risultò inguaribile, tanto che Tèlefo fu costretto a consultare un oracolo per avere delle risposte: l’oracolo riferì che solo colui che lo aveva ferito, avrebbe potuto guarirlo, e fu così che partì alla volta di Argo, luogo dove l’esercito dei Greci si era diretto per riprendersi dagli scontri avvenuti per sbaglio in Misia.

Arrivato ad Argo, Tèlefo rapì Oreste, uno dei figli del re Agamennone, e minacciò di ucciderlo se Achille non lo avesse guarito. Achille, allora usò il potere della pianta che aveva scoperto, l’Achillea, e medicò subito Tèlefo. Infatti, l’indovino Calcante aveva profetizzato che solo il figlio di Ercole sarebbe riuscito a portare l’esercito dei Greci sulle sponde di Troia.

Così infatti fu: una volta guarito, Tèlefo, scortò l’esercito di cui facevano parte Achille, Agamennone e Ulisse, sulle coste troiane, e da lì, lui pote finalmente ritornare a casa, in Misia, guarito.

 

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